Il sipario si è scostato: un po’ di Itaf

2 Marzo 2020

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Riflettevo su quanto basti poco a volte per creare un fascio di luce. Per una settimana, in un’aula di una struttura a Reggio Emilia, io credo sia accaduto un piccolo miracolo. Se un occhio curioso si fosse strizzato per guardare attraverso lo spioncino di quella porta che rimane rigorosamente chiusa durante gli esercizi, avrebbe visto otto ragazzi, otto corpi, percossi da un’energia preziosa. Un’energia individuale il primo giorno, un’energia collettiva l’ultimo. Otto ragazzi di età diverse e provenienti da tutta Italia, con il corpo in tensione “e le orecchie tese”, pronti a mettersi in gioco completamente, connessi da una passione comune, quella per il teatro.

Itaf non è solo un’accademia teatrale.

È un continuo mettere alla prova sé stessi.

Per una settimana si viene risucchiati in una bolla, si tagliano i ponti con il mondo esterno, e si vive appieno un training teatrale condotto dal direttore artistico Daniele Franci.
Daniele è un maestro preparatore che non si limita a impartire lezioni. Il suo scopo è tirare fuori il meglio da ognuno di noi, con poche chiacchiere e tanta azione. Il teatro è innanzitutto fisicità, presenza scenica, bisogna avere consapevolezza dello spazio che occupiamo e dell’aria che spostiamo muovendoci.
Ci fornisce uno stimolo continuo a provare, riprovare, migliorare. Non c’è tempo per dire “Non ce la faccio”, meglio risparmiare le energie per riprovare ancora una volta.

Itaf è un’accademia di alta formazione internazionale che si sviluppa in 4 settimane distribuite nell’arco di un anno.
La quinta settimana prevede una trasferta a Utrecht, in Olanda, dove ci si può confrontare con un altro modo di fare teatro, con un altro regista.

Stavo pensando a come poter riassumere una giornata tipo di ITAF. È difficile.

Si sa quando si inizia, ma non quando si finisce. Si mangia solo quando si ha finito la sessione. Si finisce alle 16? Si pranza alle 16. Si finisce alle 19? Si pranza alle 19.
Ritmi severi? Forse. Eppure all’interno di quel mondo è tutto perfettamente coerente e giusto. Si inizia con il riscaldamento e poi ci si allena sul contatto fra di noi. Moltissimi esercizi non prevedono parole. Eppure c’è un ascolto fra di noi raro.
Poi si lavora sulla messa in scena, sull’interpretazione e sulle coreografie.

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1 Comments

1 commento

  1. Massimo Belmonte

    Quanto entusiasmo, quanta energia! Provo ammirazione unita ad un pizzico di sana invidia. Brava!

    Rispondi

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