Oltre il sipario, tra risate, passione e condivisione

26 Marzo 2024

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Quando inizia, davvero, uno spettacolo?

Quando prendono vita i personaggi, si accendono le luci, il sipario è aperto e le prime battute risuonano nell’aria?

O, forse, quando la prima risposta timida del pubblico si fa spazio nella scena, instaurando quella relazione che è, essa stessa, cuore del teatro?

Oppure dietro le quinte, nei secondi prima di entrare in scena, quando la concentrazione diventa materica, quando il velo sottile che divide l’attore dal recitato diventa trasparente e l’io dell’interprete lascia spazio al personaggio?

O magari nei camerini, quando si riscalda la voce, ci si appresta al trucco, ai costumi di scena, ognuno in una bolla, tutti insieme in una bolla. Forse nemmeno allora.

Forse bisogna risalire molto più indietro nel tempo: includere l’incastro perfetto dell’impegno di ogni singolo nel gruppo che contribuisce alla costruzione dello spazio scenico in cui far vivere i personaggi.

Allora però anche il viaggio, le relazioni, le risate, i caffè in autogrill, il pranzo al sacco, le attese, gli accordi, le prove del lunedì, quelle del mercoledì, il percorso personale, quello condiviso.

Dove ci può condurre questo percorso, se non a riscoprire ogni volta noi stessi, con nuove sfumature ed emozioni rinnovate? Ogni volta di fronte a un pubblico nuovo, unico, diverso, speciale, ingranaggio imprescindibile di uno spettacolo ben riuscito.

“Ridete tanto durante le prove, vero?”, una delle domande che su quelle assi di legno che sanno di casa ci è stata rivolta lo scorso sabato, al termine della messa in scena di Funny Money alla XXVII edizione della rassegna Vetrina Teatro di Castelfranco di Sotto.

“Sì, Ridiamo tanto”, non solo alle prove, ridiamo tanto sempre, insieme, in una risata alimentata da un unico polmone, fatto dei legami che tengono unita una compagnia. Ridiamo per quella volta in cui qualcuno ha dato un’indicazione stradale sbagliata; per quella in cui qualcun altro ha detto che non sarebbe piovuto, tenendo salda una scenografia che di lí a pochi secondi sarebbe stata inondata da una tempesta; ridiamo in un susseguirsi di giochi e battute che sono tutti nostri, che sanno di casa, di buono, di accoglienza, di unione, di amicizia, teatro e condivisione.

In questo clima, per questa occasione, è stato il Teatro della Compagnia ad accoglierci gioviali. Si trova nel comune di Castelfranco di sotto, a pochi chilometri da Pisa, tra il verde delle colline toscane e il calore della popolazione che le abita.

Una targa posta a lato del palco lo intitola a Umberto Marvogli, “fu sindaco appassionato, tenace perseverante nella volontà di offrire alla comunità” un luogo consegnato alla cultura, in una terra che sempre, nei secoli, ha stimato “essere l’esistenza di un Teatro mezzo opportuno d’Istruzione, e scuola di civiltà”. Un mezzo di istruzione e civiltà, ma anche di crescita, personale e condivisa, di scambio, di incontro, di attesa, di speranza, di realizzazione, di vita; un luogo pieno di emozioni in cui accade la magia, in cui si attenua, sottile, il filtro tra chi interpreta e chi è interpretato, chi osserva e chi mette in scena, chi orchestra e chi agisce, in un flusso meraviglioso che cambia ogni regola e relazione.

“Sì, ridiamo tanto” e lo facciamo nella speranza di portare anche al nostro pubblico quella magia, quella condivisione unica senza la quale noi, semplici attori su di un palco, non potremmo giocare al gioco più antico e più bello del creato: “Facciamo che io ero un impiegato con una valigetta piena di contanti trovati su una metropolitana?”

“La nostra passione è il teatro”, il sigillo della nostra unione, una passione senza la quale mancherebbe l’essenza di ciò che siamo e che speriamo di aver trasmesso anche in questa occasione, a un pubblico che si è dimostrato attento osservatore e partecipe spettatore.

Un dovuto ringraziamento va all’organizzazione che ci ha aperto le porte di casa, in un clima gioviale e curato che ha saputo farci sentire a casa, dal primo all’ultimo minuto. Arrivederci alla prossima avventura allora, perché se uno spettacolo inizia molto prima che il sipario lasci il passo al racconto in scena, forse non finisce mai davvero, non per noi attori che lo portiamo sul palco ma, prima di tutto, lo portiamo dentro di noi.

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